ALLENATORE o ISTRUTTORE?

8 Giugno 2020 0 di Castorina Sandro

LE DIFFERENZE TRA ALLENATORE E ISTRUTTORE 

Nonostante siano entrambi utilizzati per definire genericamente una figura che gestisce l’aspetto tecnico e sportivo, esiste a mio parere una differenza sostanziale tra colui che fa l’allenatore e chi opera invece come istruttore. Se dal punto di vista propriamente burocratico e di tesseramenti la pallacanestro italiana riconosce nell’istruttore chi lavora nel minibasket e nell’allenatore chi guida una squadra di settore giovanile o senior, dal punto di vista prettamente metodologico la differenza è molto più ampia ed è strettamente collegata alle competenze richieste. 

COMPITI DELL’ALLENATORE

Per quello che mi riguarda il compito principale di un allenatore è quello di adattarsi alle caratteristiche dei propri giocatori per mettere in condizione la propria squadra di giocare al massimo delle proprie possibilità. Per questo dovrà lavorare prima di tutto per insegnare il gioco di squadra, gestendo in maniera ottimale il gruppo, attraverso l’esaltazione delle caratteristiche positive e la limitazione di quelle negative. Non è da escludere che un allenatore lavori anche per il miglioramento individuale dei propri giocatori, ma molto dipenderà dalle motivazioni possedute dal gruppo nell’approcciarsi a certe situazioni. Comunque sia, l’obiettivo principale dell’allenatore sarà sempre quello di ricercare la vittoria facendo affidamento su una valida organizzazione tattica e strategica che gli permetta di gestire tutte quelle variabili in grado di incidere sul risultato di una gara. Il raggiungimento di tali obiettivi non potranno che essere circoscritti al lavoro di squadre senior, le uniche a dover essere legate al risultato. 

COMPITI DELL’ISTRUTTORE

Il compito principale di un istruttore invece è quello di insegnare a giocare e attraverso il gioco insegnare e migliorare la tecnica individuale, cioè i fondamentali. Dovrà pertanto formare dei giocatori che siano la massima espressione delle personali potenzialità tecniche, fisiche e mentali fornendo a ciascuno di loro tutto il sostegno possibile. Per raggiungere tali obiettivi, l’istruttore dovrà spingere gli atleti alla ricerca continua dell’ eccellenza individuale attraverso una predominante cultura del lavoro e lo sviluppo di una fiducia personale che li renda soddisfatti ed appagati della attività svolta. Come logica conseguenza, lo scopo dell’istruttore non sarà vincere ma sara quello di far crescere atleti che in futuro siano capaci di occupare un posto in una prima squadra di qualsiasi categoria. Una prerogativa tipica dell‘attività giovanile rivolta con particolare attenzione a quelle fasce di età in cui l’apprendimento attraversa sicuramente il suo periodo più favorevole. 

LA SITUAZIONE ITALIANA

La situazione attuale vede purtroppo la pallacanestro italiana offrire sul mercato tanti allenatori e pochi istruttori. Questa disquisizione puramente numerica di per sé potrebbe anche non essere un problema se non fosse per il fatto che molti allenatori spesso si ritrovano a lavorare nei settori giovanili pur non avendone le capacità. Se escludiamo le poche eccezioni, occorre ammettere che ciò è dovuto principalmente alla poca considerazione che le società, soprattutto quelle di base, danno all’attività giovanile, preferendo così affidare a principianti sprovveduti e poco remunerati un settore cosi importante. Quelli bravi poi, se possono, preferiscono allenare le prime squadre non solo per una questione prettamente economica, ma soprattutto per una maggiore valenza che il ruolo ricopre nell’ambiente. In linea di massima non è escluso che possano esistere figure in grado di porsi correttamente in entrambi i settori ma molto dipenderà dalle conoscenze e dalle capacità possedute e in ogni caso sarà fondamentale avere ben chiari gli obiettivi da raggiungere sia nell’attività giovanile che nelle prime squadre. Agli istruttori giovanili sarà richiesto di produrre quei giocatori che in futuro gli allenatori avranno la fortuna di gestire nelle loro prime squadre.  

 

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