FONDO PREVIDENZIALE PER I COLLABORATORI SPORTIVI

29 Maggio 2020 0 di Castorina Sandro

I collaboratori senza fondo previdenziale

Trovare un aspetto positivo nella tremenda emergenza sanitaria che ha colpito il nostro paese può sembrare alquanto complicato, ma forse solo una tragedia immane come quella che abbiamo vissuto negli ultimi mesi poteva portare alla luce il mondo sommerso ed invisibile dei collaboratori sportivi. Tutti quei tecnici, atleti , istruttori, segretari che operano quotidianamente in ambito sportivo e che spesso hanno un reddito (fino a 10 mila euro esentasse) che rappresenta il loro principale sostentamento. Figure senza tutela il cui rapporto di collaborazione con le associazioni sportive è più delle volte sancito da  lettere d’incarico che purtroppo non riconoscono alcun contributo previdenziale e che concretamente hanno un valore pressoché nullo.


Il sostegno del governo

Nel preciso momento in cui il paese  è stato costretto a fermarsi, questo esercito di operatori sportivi si è purtroppo trovato con le spalle al muro e ha dovuto affrontare una situazione alquanto critica. Non avendo infatti  la gestione separata INPS, risultava difficile affidarsi ad una qualsiasi forma di sostegno che potesse in qualche modo alleviare il momento di difficoltà. Solo con l’interessamento della società Sport e Salute e grazie al successivo intervento del governo è stato invece possibile riconoscere a tutti i collaboratori un indennizzo di 600 euro che in un primo momento ha riguardato il solo mese di marzo, poi fortunatamente, grazie ad un ulteriore decreto (decreto rilancio), anche i mesi di aprile e maggio.

La riforma

Dopo questo primo e concreto riconoscimento, finalmente è apparso a tutti evidente che fosse necessario mettere mano ad una riforma in grado di riorganizzare il settore. Lo stesso Ministro dello Sport Spadafora, intervenuto più volte attraverso i vari organi di stampa, si è preso l’impegno, ad emergenza rientrata, di dare seguito a questo primo intervento istituendo un fondo previdenziale in grado di tutelare la categoria. In cantiere ci sono già  alcune proposte che, in quanto ad attuabilità, andranno dettagliatamente verificate. Ad esempio si vorrebbe portare il tetto esentasse da 10 a 15 mila euro ed applicare l’accantonamento di un fondo pensionistico in percentuale al reddito annuale. Ma se così fosse, per un discorso di sopravvivenza, sarebbe impossibile per le associazioni farsene carico e la costituzione del fondo ricadrebbe completamente sui lavoratori. Per questo gli stessi chiedono a gran voce un interessamento dello stato che sembra però restìo ad intervenire. Il solito problema della destinazione dei fondi che potrebbe rendere vano qualsiasi progetto a favore di questa bistrattata categoria.   

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