LA CULTURA SPORTIVA, QUESTA SCONOSCIUTA!

1 Luglio 2020 0 di Castorina Sandro

Se devo essere sincero vengo colto da un sentimento di amarezza ogni qualvolta mi imbatto su chi nello sport non perde occasione per sventolare alto il vessillo della “cultura” sportiva. Quella parola magica che sembra sia solo sufficiente pronunciare per poter essere garanti di un modello di comportamento. Ora, che la mia sia una sensazione prevenuta e che non possa essere generalizzata è sicuramente vero, ma ciò è dovuto più che altro al risultato di continue delusioni dove le belle parole non sono sempre state accompagnate dai fatti. Indipendentemente poi che i protagonisti siano stati atleti, allenatori, dirigenti o tifosi il problema si è sempre palesato per un errato approccio all’evento sportivo in cui il significato di cultura è stato quasi sempre travisato in quanto realmente sconosciuto

COSA S’INTENDE PER CULTURA SPORTIVA

Se partiamo dal presupposto che nella sua definizione più generale per “cultura” s’intende l’insieme delle conoscenze relative ad una o più discipline, occorre ampliarne il significato facendo anche riferimento a tutta una serie di valori e comportamenti che caratterizzino lo stile di vita di ogni individuo. Un concetto che in ambito sportivo può e deve materializzarsi attraverso il rispetto dei compagni, degli avversari, dell’arbitro e dell’allenatore offrendo anche valide indicazioni per vivere con equilibrio sia le vittorie che le sconfitte. Essenziali concetti educativi che dovrebbero essere trasferiti quotidianamente alle nuove leve rendendoli parte integrante della crescita personale, culturale e sportiva di ciascuno. Compito che principalmente devono assumersi le istituzioni attuando validi interventi a sostegno dello sport di base ed in particolare nella scuola 

LO SPORT A SCUOLA

Lo  sport ha sicuramente un impatto significativo sullo sviluppo e la crescita dei ragazzi non solo dal punto di vista fisico e psicologico, ma anche sociale e culturale. Rappresenta un valido strumento di prevenzione delle malattie, di promozione del benessere fisico e di orientamento verso corretti stili di vita. Agevola inoltre la socializzazione e l’inclusione sociale e soprattutto promuove e diffonde l’idea di cultura dell’educazione sportiva. Nonostante abbia tale rilevanza non si capisce come possa la scuola italiana non inserire adeguatamente lo sport all’interno della propria offerta formativa. Al continuo cospetto di tante belle parole, di protocolli, di progetti dal valore fine a se stesso, l’Italia  resta infatti l’unico paese in Europa a dare un’importanza marginale all’attività motoria e sportiva, soprattutto nella scuola primaria, in cui l’età “fertile” dei bambini rappresenterebbe sicuramente il periodo più indicato per perseguire certi obiettivi. Carenza di impianti sportivi idonei, assenza di personale qualificato, ore dedicate all’educazione motoria nettamente inferiori a quanto effettivamente necessario, sono solo alcuni dei problemi esistenti.  Senza considerare poi la vera attenzione che viene data all’attività fisica all’interno del programma curricolare dove spesso le maestre di ruolo, incaricate all’insegnamento dell’educazione motoria, non perdono occasione per “evitare” le già insufficienti lezioni in palestra

COME INTERVENIRE

E se in ambito motorio la scuola non è in grado di rispondere ai propri obblighi educativi le conseguenze si rivelano devastanti. Allo stato attuale la conoscenza giovanile del fenomeno sportivo è infatti prevalentemente legata ai mass media che necessariamente propinano uno sport spettacolo, dai valori etici discutibili, in cui le priorità sono il raggiungimento dei risultati da ottenere a tutti costi e l’esaltazione del successo. Lo stesso discorso potrebbe valere anche per le associazioni sportive che nel perseguire principalmente progetti agonistici operano spesso agli antipodi da quelli che sono i veri valori della pratica sportiva. Da questi presupposti sarà praticamente impossibile aspettarsi adulti dalla cultura sportiva consolidata. I genitori, gli istruttori, i tifosi che quotidianamente si segnalano per atti antisportivi, di inciviltà, di razzismo non sono altro infatti che il prodotto di una scuola e di una società che sportivamente si è fermata a 30/40 anni fa. Occorre allora riqualificare l’attività motoria nei suoi aspetti morali ed educativi con particolare attenzione all’ambito scolastico dando priorità anche alla scoperta di discipline sportive meno conosciute. Bisognerà inoltre intensificare concetti come il rispetto delle regole, l’abitudine al sacrificio e alla lealtà per trasferire tali valori dalla ristretta sfera della competizione a quella più reale della vita di tutti giorni. Ma soprattutto le istituzioni dovranno orientarsi verso l’attuazione di una vera e propria rivoluzione sportiva che riveda gli  investimenti nello sport di base, l’unico in grado di favorire i valori intrinseci dello sport e del movimento e di rispondere alle esigenze motorie ed educative dei giovani atleti.  Lo sport è cultura e solo riconoscendone la rilevanza sociale che esso assume nel forgiare l’identità e nel ravvicinare le persone, si avrà la possibilità di creare spazi aperti al dialogo anche tra culture diverse. 

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